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Border Soundscapes · 2019

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A new conceptual consciousness, abstraction, and a technical infrastructure, electronics, are currently stirring human civilization at this very hour.
Iannis Xenakis, Notes towards an “Electronic Gesture”, 1958

Un’algebra generale permea i mondi “oltre-urbani” con cui Musi dialoga, all’ascolto di luoghi che non hanno ancora imparato a parlare, balbettanti gabbie periferiche disciplinate dal tono continuo e dal ritmo discreto di una silenziosa scala di grigi. Musi resta all’ascolto, fin quando una frequenza non emerge dal fuori campo urbano e perfora l’ordine matematico dello spazio. Il risultato è lo slittamento del fuoco dell’immagine, la creazione di un nuovo sistema di disposizione degli elementi: un ordine sonoro “fuori griglia”. Nella fredda frontalità dei volti architettonici, nello schiacciamento senza fuga e senza imprevisto delle masse di calce, nei corpi senza pelle dei fabbricati, non c’è scorrimento, nulla sembra fluire. Tuttavia qualcosa vibra. Mentre i cieli stringono l’orizzonte e risucchiano l’aria umida che resta, un suono sintetico, concreto, codificato, attraversa meccanicamente le immagini: le fotografie si ascoltano come un poema elettronico, le immagini sembrano trasmettere il tumulto congelato di un’opera d’ingegneria musicale di Iannis Xenakis, la mono-tonia del grafismo musicale di John Cage e Morton Feldman, il tempo infinito di una sinfonia di codici informatici di Ryoji Ikeda. La griglia prende la forma di uno spartito di formule matematiche e l’architettura si scongela nel tempo della musica elettronica. Siamo immersi in un continuum digitale, in cui la materia è stilizzata e resa omogenea dal fluire dei dati. L’astrazione, nella fotografia di Musi, deve essere pensata a partire da questa sua dimensione quantitativa – geometrica, digitale, informatica, elettronica –, idea che si spinge al di là di una banale formalizzazione estetizzante delle strutture. Musi non è alla ricerca di un bello qualitativo ma di un sublime quantitativo. Un sublime che opprime, e che delude ogni forma di conoscenza.
Marie Rebecchi


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