Regula (work-in-progress) · 2018 / 2019

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La serie “Regula” dice e disdice il principio stesso che insegue, principio che fin qui ha orientato lo sguardo architettonico di Pino Musi. L’algebra generale che permea la città, l’ordine cartesiano che figura le cose del mondo, è costretto ad accettare la presenza di un estraneo, un altro che appare, resiste e insiste nella serrata frontalità dei volti architettonici. Lo spazio è rigidamente scelto, non è colto mai alla sprovvista, è una quinta urbana. L’occhio dello spettatore scruta le possibilità di fuga, ma le strade sono sbarrate; tutto è già detto e chiuso nelle facciate della città. Per fuggire occorre sbilanciarsi dentro, correre il rischio di aprire le finestre, di scavare nei moduli che compongono la fisiognomica in bianco e nero delle architetture inquadrate. Solo così s’incontra un volto, un grumo di piante, un segnale stradale, un passante, una figura sovrimpressa, una distorsione riflessa, un objet abandonné, non réclamé: così s’inciampa in un pezzo di mondo. Si esce per un istante di scena, si perdono le regulae ad directionem ingenii, si entra nella banalità dell’accidente, nella prosa della mondanità. La serie articola differenze e ripetizioni. Procede nella certezza della governabilità delle strutture e delle situazioni, tende a costruire spazi costretti, senza atmosfera. Ambienti esterni in cui si respira un’aria artificiale, condizionata da uno sguardo volutamente schiacciato, dichiaratamente opprimente. Ma il desiderio di far apparire una mano, o il prodotto grafico delle mani, un volto, o la sua impressione, irrompe nella disposizione del quadro e sporca la superficie e i muri con nuove forme di vita.
Marie Rebecchi
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