La Séance · 2017

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Gloucester: "Lo intendo attraverso il sentimento."
Lear: "Come, sei forse pazzo? Un uomo può vedere benissimo come va il mondo anche se non ha occhi. Guarda con le tue orecchie!"
William Shakespeare, Re Lear (1605 / 1606)

Questo lavoro segue, con sfumature e implicazioni diverse, le scelte di metodo messe a punto per Hybris (2009). Lo scenario è quello dello studio dell'ipnoterapeuta. Marco è seduto su una sedia, più o meno al centro di una stanza non molto grande. Dietro di lui, a circa due metri, c’è un muro muto privo di ornamenti, davanti a lui c’è una finestra ampia da cui filtra una luce dolce. L’apparecchio fotografico, impostato in modalità di messa a fuoco automatica, è posto su cavalletto e posizionato tra la finestra e Marco, l’inquadratura “chiude” sul viso, frontalmente, appena sotto le spalle. La psicoterapeuta è seduta su un’altra sedia, trasversalmente rispetto a Marco, che è in stato di ipnosi, le è molto vicino, lo guarda, interagisce con lui, a tratti fisicamente toccandogli alcuni punti del viso o tenendogli la mano. Pino Musi non è dietro la macchina fotografica. Per le riprese vuole che l’apparato registri le espressioni di Marco derivanti dai suoi cambiamenti di stato d’animo durante la seduta senza che l’inquadratura venga modificata, permettendo anche al soggetto di non sentirsi oppresso dalla presenza ingombrante del fotografo e dai suoi gesti. Decide quindi di sedersi su un divano laterale, cercando esclusivamente un rapporto uditivo con l’accadimento e scattando le foto con un telecomando a distanza a impulsi periodici, ma non costanti, effettuati sulla sola base delle tensioni emotive procurategli dalla voce e dalle parole di Marco, spesso in stato di “trance”, mentre si racconta alla psicoterapeuta o subito dopo. Una fotografia di reazione all'ascolto, quindi, non realizzata attraverso lo sguardo nel mirino di un apparecchio. La durata della seduta è di quasi un’ora e gli scatti effettuati circa settanta. Questi sono stati successivamente ordinati seguendo la sequenza temporale originaria; i riquadri neri che in alcuni punti interrompono il flusso delle immagini scandiscono alcuni brevi momenti di pausa voluti dalla psicoterapeuta.
La forma finale del progetto è una video installazione.




Il volto, anima dello specchio / Michele Smargiassi in Fotocrazia
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