"Mirando all’essenza, piuttosto che al riconoscibile di una mappa, Musi infrange la stessa idea e immagine digerita dello spazio di città. In un vortice emozionale, che invoca una visione oltre i limiti concessi, torna la rêverie di Gaston Bachelard: l’idea che il tempo e lo spazio siano lì per ricongiungerci ad un sogno, che è materia soave del più intellettivo tra gli abbandoni".
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